Origine e storia 

                     kennel des Recollets du Lude ,owner Madame Langlais . in 1947-1948 24 first prizes 


 Origine e storia


  • Il Dogue de Bordeaux, la cui storia, come quella di tutti i Doghi, risale alla notte dei tempi, ha avuto l'incomparabile privilegio di essere riconosciuto dalle istanze cinofile del secolo scorso come il Dogue francese più importante.
  • Secondo il celeberrimo veterinario Pierre Mégnin, il Dogue de Bordeaux sarebbe derivato dagli Alani, quei potenti molossi che accompagnarono gli Alani (una popolazione di origine indoeuropea di stanza tra gli Urali e il Caucaso) quando, spinti dagli Unni, irruppero sulle terre dell'Impero romano, fino in Gallia e in Spagna.
  • Gli Alani sparirono nel V secolo, ma, in Aquitania e nel nord della Spagna i loro celebri molossi, incrociati con altri cani autoctoni dalle caratteristiche abbastanza prossime (se ne sono ritrovate delle strutture ossee che risalgono alla preistoria), avrebbero rispettivamente dato origine al Dogue de Bordeaux e al Dogo di Burgos (presente in Spagna a partire dal Medioevo). Questa è anche la tesi sostenuta dall'eminente professor Kunstler, che insegnava anatomia comparata all'Università di Bordeaux.
  • Impiegati essenzialmente come cani da combattimento, i Dogue d'Aquitaine - saranno chiamati Dogue de Bordeaux solo nel XIX secolo - attaccavano in muta e sembra anche in modo assai efficace, poiché nel XII secolo contribuirono in larga parte alla disfatta delle truppe inglesi.
  • Solo molto più tardi, nel XVIII secolo, si ritrovava traccia del Dogue d'Aquitaine, e questo, come osserva il dottor Maurice Luquet nella sua opera "Dogues et Bouledogues", grazie al pennello del celebre pittore di animali Jean-Baptiste Oudry che lo fa figurare in due delle sue opere. Quanto a Georges-Louis Leclerc, conte di Buffon, ne fa anch'egli menzione nella sua "Storia naturale".
  • Fu sempre nel XIX secolo (e questo è un caso quasi generale nella storia della popolazione canina) che la razza si vide riconoscere un'identità ben specifica. Nel 1863, infatti, ebbe luogo, al giardino di Acclimatazione di Parigi, la prima esposizione canina.
  • Anche se, nello spirito dei cinologi di allora, si trattava non di giudicare i cani gli uni rispetto agli altri, ma piuttosto di redigere un inventario il più completo possibile delle razze esistenti in questa seconda metà del XIX secolo, tale esposizione nondimeno permise al Dogue d'Aquitaine di conquistare le sue lettere di nobiltà presso un pubblico accorso numeroso.
  • Primeggiò, in quell'occasione, un maschio di nome Magenta, che misurava 70 cm al garrese. Vent'anni più tardi vinceva il primo premio ancora un maschio chiamato Bataille che non arrivava ai 67 cm; anche altri esemplari della razza presentavano una taglia inferiore a quella dei cani del 1863, per cui si pensò che fosse stato introdotto il sangue del Bulldog inglese.
  • Imponendosi in fretta di fronte agli altri Doghi di origine francese grazie alle sue evidenti particolarità, specialmente nel tipo, il Dogue d'Aquitaine, che si cominciò a chiamare Dogue de Bordeaux, polarizzò tutta l'attenzione degli allevatori, i quali, durante i successivi 30 anni, dovevano affrontarsi per determinare l'avvenire di questa razza così singolare.
  • Queste discussioni, che riguardavano naturalmente i caratteri precisi da attribuire definitivamente al Dogue de Bordeaux, in particolar modo la taglia, la conformazione, la forma e la lunghezza del muso, ma anche il colore della maschera e del mantello, l'esistenza del prognatismo e l'importanza da attribuirgli, non ebbero altre conseguenze che quella di ritardare la fissazione della razza.


    Viene redatto il primo storico  standard  

                          della razza


 1880, dopo che alcuni allevatori senza conoscenze precise sull'animale ebbero ritemprato il Dogue de Bordeaux con l'apporto dei sangue del Mastiff, Pierre Mégnin e il Marchese di Cherville misero sull'avviso il comitato della Società centrale canina perché si mettesse fine a tali incroci, operati senza discernimento e che rischiavano di snaturare per sempre la razza, e perché ci si decidesse, infine, a mettere a punto uno standard degno di questo nome.

L'intervento di questi due cinologi famosi non fu senza risultati, poiché uno dei primi atti del comitato, come sottolinea non senza umorismo il dottor Luquet, fu di "rinviare ai loro cari studi questi giudici (per la maggior parte britannici e olandesi) che non avevano mai visto né studiato questa razza e che conoscevano certamente meglio le ricette per preparare i cocktail che i pedigrée delle razze che giudicavano".

Comunque sia, nel 1910 non era stato redatto ancora nessuno standard e ci si trovava sempre nell'impossibilità di dare al Dogue de Bordeaux delle caratteristiche morfologiche precise, dato che gli specialisti avevano delle esitazioni tra la maschera rossa e quella nera.

Quanto alla taglia, al peso e al tipo della testa, le opinioni erano talmente diverse che si cominciò né più né meno a distinguere 3 tipi di cani: il Bordelais, il Toulousain e il Parisien.

Il professor Kunstler pubblicò ancora uno studio molto approfondito sulla razza, dal titolo "Considerazioni sullo standard del Dogue de Bordeaux", che, se non fosse stato presentato a un Club francese del Dogue de Bordeaux i cui membri continuavano a litigare su questioni sterili, avrebbe avuto tutte le possibilità per chiarire le cose una volta per tutte.

Questo club fu poi disciolto e dalle sue ceneri nacquero, nel 1913, altri 2 club: la Società centrale del Dogue de Bordeaux e il Club bordolese del Dogue de Bordeaux.

In seguito, altre discussioni opposero anche Paul Mégnin e il professor Kunstler, poiché il primo affermava che il Dogue de Bordeaux doveva presentare una mascella normale, mentre il secondo sosteneva con fervore il prognatismo.

Fu necessario attendere il 1926 perché i 2 club si mettessero infine d'accordo. Uno standard poté così essere redatto: i redattori ebbero cura di tener conto della suscettibilità di ognuno e ammisero da allora in poi l'esistenza di 2 maschere, la rossa e la nera.

I Dogue de Bordeaux soffrirono terribilmente a causa delle 2 guerre mondiali: i numerosi allevatori erano quasi scomparsi e, nel 1966, il solo club esistente non contava più di una decina di membri. Nel 1970, tuttavia, la pubblicazione, sotto l'egida di Raymond Triquet e con la collaborazione del dottor Luquet, di uno standard più completo permise alla razza di essere definitivamente riconosciuta dalla Federazione cinologica internazionale.

Dal 1972 la Società degli amatori dei Dogue de Bordeaux ha per scopo quello di diffondere la razza in Francia; fortunatamente dopo il periodo post bellico, particolarmente difficile, si può ritenere che il Dogue de Bordeaux sia al momento ben stabilito su tutto il territorio francese. La razza è ugualmente impiantata in Germania, nei Paesi Bassi, in Italia, in Svizzera, in Spagna e sui continenti americano, africano e asiatico.